Digestione anaerobica: realtà, non fantascienza

Digestione anaerobica
Digestione anaerobica
Un processo biologico naturale grazie al quale, in assenza di ossigeno, la sostanza organica viene trasformata in biogas. In prima linea: il settore agricolo, come dimostrano CIB, CMA e FIPER con il loro position paper, in linea con il Green Deal

Digestione anaerobica.

CIB – Consorzio Italiano Biogas, CMA – Consorzio Monviso AgroenergiaFIPER si sono seduti intorno al tavolo per elaborare il position paper «Le prospettive del settore biogas e biometano agricolo in Italia».

Il documento, nato da questi incontri, prende spunto dal PNRR, per proporre una visione comune e condivisa sulle opportunità e sull’evoluzione della digestione anaerobica, come servizio ambientale e per la produzione di energia rinnovabile, in linea con le indicazioni europee del Green Deal.

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DIGESTIONE ANAEROBICA: DI CHE COSA SI PARLA

Ma che cosa si intende esattamente quando si parla di digestione anaerobica?
«Si tratta di un processo biologico naturale – spiega Piero Gattoni, nella foto, presidente del CIB – grazie al quale, in assenza di ossigeno, la sostanza organica viene trasformata in biogas. Lo sviluppo della digestione anaerobica in agricoltura ha permesso alle aziende di rispondere a nuove sfide, riducendo le emissioni lungo tutta la filiera e stimolando il processo di transizione agro-ecologica».

Questo significa puntare anche sulla competitività. «È vero – conferma Walter Righini, presidente di FIPER questo processo accresce la competitività delle aziende agricole sul mercato, permette di presidiare il territorio e svolgere un’importante funzione di riduzione dell’impatto ambientale dell’attività agricola e zootecnica».

Digestione anaerobica

UNA FILIERA SIGNIFICATIVA

D’altra parte, la filiera del biogas rappresenta ormai una realtà molto importante per il nostro territorio. «E la produzione di energia rinnovabile – aggiunge Sebastiano Villosio, presidente del CMA, il Consorzio Monviso Agroenergia – ha dato vita a un indotto di lavoro, di produzione agricola, di attività connesse e servizi che contribuisce a diversificare e sostenere il reddito di migliaia di imprese agricole».

Nell’attuale contesto nazionale, e soprattutto in vista del rispetto dei vincoli del PNRR, diventa quindi importante l’ideazione di un position paper che veda la firma di queste tre diverse realtà: «Il settore agricolo – continua Gattoni di CIB – è oggi chiamato ad assumere un ruolo di primo piano nel percorso di transizione ecologica. I passi che dovremo fare per raggiungere gli ambiziosi obiettivi europei di decarbonizzazione e neutralità climatica entro il 2050 impongono collaborazione e unità d’intenti, in primo luogo tra chi rappresenta i produttori. Per questo abbiamo deciso di sottoscrivere un position paper che illustri la visione comune sulle opportunità e sull’evoluzione della digestione anaerobica in agricoltura e le nostre proposte concrete per lo sviluppo del settore».

Un documento, dunque, per individuare quali sono le priorità del settore. «Proprio così – prosegue Villosio di CMA – ed è un documento dedicato al settore agricolo, che sempre di più giocherà un ruolo centrale nell’economia del nostro Paese».

GLI INTERVENTI DEL LEGISLATORE

Ma individuare le necessità e le prassi non è sufficiente: per raggiungere gli obiettivi servono interventi di natura legislativa e regolatoria, per garantire stabilità e continuità agli impianti esistenti e dare nuovo slancio al settore.

Parliamo innanzitutto della revisione del D.M. 2 marzo 2018, rispetto al quale CIB, CMA e FIPER sperano in un meccanismo premiale per le riconversioni di impianti di proprietà di aziende agricole. Ma quale potrebbe essere in concreto questo meccanismo e quanto potrebbe essere efficace per indurre un cambiamento di rotta anche fra gli imprenditori più recalcitranti? A risponderci è il presidente Gattoni di CIB: «Il decreto 2 marzo del 2018 è stato uno strumento di grande importanza per il nostro settore, perché rappresenta la prima spinta allo sviluppo del biometano in Italia. Tuttavia, i meccanismi di incentivazione previsti dal decreto si sono rivelati con il tempo poco efficaci. I meccanismi premiali devono superare le criticità che hanno limitato in questi anni la riconversione degli impianti a biometano (la mancanza di chiarezza delle biomasse utilizzabili, il valore della tariffa che non tiene conto delle oscillazioni di prezzo del biometano sul mercato o il limite temporale per le riconversioni). Inoltre, i meccanismi di incentivo devono tenere in considerazione le caratteristiche del settore, le specificità degli impianti di ogni azienda agricola e i loro costi di gestione. Infine, riteniamo fondamentale prevedere una misura che permetta alle aziende che non riusciranno a riconvertire a biometano, di proseguire nella produzione di energia elettrica rinnovabile. In agricoltura il potenziale di produzione di biogas e biometano è molto rilevante, pertanto, queste misure sono necessarie per raggiungere gli obiettivi previsti dal PNRR e garantire stabilità e continuità al settore».

Oltre i trasporti

Il position paper stilato da CIB, CMA e FIPER prende in considerazione un tema caro al PNRR: la necessità di incentivare il biometano per usi diversi dai trasporti. La produzione di biogas può infatti soddisfare il fabbisogno di produzione energetica efficiente e distribuita: garantendo energia termica in settori difficilmente elettrificabili; sostenendo il cosiddetto greening della rete gas contribuendo al conseguimento dei target nel settore dei trasporti. Il tutto attraverso una filiera al 100% italiana e una tecnologia già matura e immediatamente utilizzabile. Questo approccio alla digestione anaerobica è connesso con lo sviluppo stesso del territorio. Lo scopo a lungo termine è la promozione delle comunità energetiche, dove viene incentivato a libello locale un modello partecipativo rispetto alla produzione di energia da fonti rinnovabili, stimolando nuovi investimenti e con benefici che ritornano in maniera diretta ai cittadini. (M.L.)

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